L’omicidio passionale: il ruolo della gelosia

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I casi di cronaca sono pieni di notizie che raccontano di chi arriva ad uccidere un rivale, l’oggetto del proprio “amore” per gelosia oppure perché non sopporta la fine di una relazione. La grande maggioranza di questi reati sono ascrivibili a uomini a danno delle donne.

Certo non di amore si tratta.

L’amore non prevede il possesso o il diritto di togliere la vita, si parla invece di sindromi psichiatriche gravi che si alimentano di desideri egoistici e perlopiù deliranti.

 

Le basi della gelosia e le sue forme patologiche

La gelosia è stata spesso argomento di studi e ricerche, la gelosia patologica contiene in sé il germe dell’insicurezza, del sospetto infondato, della possessività assoluta dell’altro. Etimologicamente gelosia deriva da “zelo” ed indica quindi una dedizione per certi versi assillante, zelante, eccessiva nei confronti dell’altro e della sua vita relazionale.

Da un punto di vista patologico la gelosia implica anche l’invidia nei confronti del rivale che “possiede” qualcosa che il soggetto geloso sente di non avere. L’esclusività del rapporto diventa necessaria e ricercata costantemente per demolire le fantasie interne che spesso non hanno riscontro nella realtà ma che spingono a comportamenti istintivi, ripetuti e patologici e non di rado conseguenze drastiche. Un amore vissuto come possesso che conduce a non accettare che l’altro si allontani, si separi da noi o addirittura ami un’altra persona. Certamente la gelosia patologica rovina la vita sia di chi la vive in prima persona sia di chi la subisce e si parla di patologia proprio perché necessita di un percorso psicoterapeutico per risolversi.

La rabbia, il senso di umiliazione, l’angoscia della perdita sono impulsi che nascono dal cervello arcaico, primitivo, ancestrale, privo cioè di controllo razionale. L’incapacità di controllo degli impulsi è la caratteristica principale di chi si macchia di questi reati e solitamente emerge non solo in amore ma in tanti altri contesti di vita quotidiana: nei rapporti con i colleghi di lavoro, con gli amici, in famiglia….

 

Otello con Desdemona addormentata, Christian Köhler, 1859.

La gelosia e le sue forme patologiche

E’ possibile classificare varie forme di gelosia, una è La sindrome di Otello o Gelosia delirante che prende il nome dalla celebre tragedia di Shakespeare dove Otello sospettosissimo arriva ad uccidere la sua amata, una innocente Desdemona. In questo caso si è in presenza di un soggetto assolutamente convinto della colpevolezza dell’altro, che mette in atto comportamenti e strategie al fine di spingere l’altro ad ammettere l’infedeltà; dall’altra parte c’è un qualcuno che, esasperato, finisce per ammettere una colpevolezza inesistente con lo scopo di porre fine, senza riuscire, alle vessazioni del presunto tradito.

Si parla di un vero e proprio delirio che, come sottolineava Jaspers, richiede come terapia d’elezione la farmacoterapia.

Un altro tipo di gelosia è la Iperestesia gelosa di Mairet: in questo caso ci troviamo di fronte ad un soggetto che è al confine tra normalità e patologia in quanto le idee di gelosia occupano tutto il suo campo esperienziale, ossia ogni relazione viene a connotarsi con questo sentimento soprattutto nell’ambito amoroso. E’ l’ampliamento esagerato di questo vissuto che ne crea la patologicità, non si tratta però di psicosi perché è presente una pur labile capacità critica che con adeguato trattamento psicoterapico, a volte coadiuvato da quello farmacologico, può far recedere, almeno in parte, le idee assillanti. La struttura formale di questo tipo di gelosia rimanda alle idee prevalenti.

In presenza di gelosia ossessiva si parla invece di un disturbo che rientra nella categoria diagnostica del Disturbo Ossessivo Compulsivo. In questo caso prevale il dubbio, il dubbio dell’infedeltà del partner, un dubbio insistente che non si può domare. Chi soffre di questo disturbo è come un detective alla ricerca di un indizio, di un segno che dia prova della colpevolezza, del tradimento dell’altro. Una ricerca a tempo pieno che seppur poggia su una coscienza d’infondatezza trascina comunque nel vortice del dubbio. Il geloso ossessivo non riesce a correggersi ed arriva a controllare giornalmente il partner (indumenti, borsa, cellulare) oppure a sottoporlo ad estenuanti interrogatori. La terapia farmacologica sembra dare buoni risultati ma è sempre raccomandato un ausilio psicoterapico.

 

Come trattare la gelosia patologica

Ma che sia gelosia certa dell’infedeltà del partner, gelosia amplificata o corrosa dal continuo dubbio ci troviamo comunque di fronte a casi di patologia che vanno affrontati perché incidono pesantemente sulla vita personale e relazionale del soggetto, che ne subisce le conseguenze in prima persona e che condiziona pesantemente anche il partner. Non va quindi sottovalutato un comportamento geloso ed è utile rivolgersi tempestivamente ad un terapeuta esperto per fa sì che non si vada incontro a gesti lesivi per sé e per gli altri dalle conseguenze drammatiche.

La terapia breve strategica interviene in casi di gelosia patologica in modo da rendere consapevole l’individuo del proprio agito e sostenerlo nella gestione autonoma di una relazione maggiormente funzionale, nel aumentare la capacità di controllo delle proprie azioni istintuali e nello sviluppare un sano senso di realtà che possa portare giovamento sia alla sua vita che alle persone a lui intorno.

Apprendere a comunicare in modo corretto, imparare a identificare i propri vissuti, lavorare sull’autostima sono tutti obiettivi che agiranno favorevolmente nella relazione con sé stesso e con gli altri.

 

 

Dott.ssa Rosa Genovese, dottore in psicologia Clinica

Dott.ssa Cristina Colantuono, psicologa psicoterapeuta

 

 

Riferimenti bibliografici

Karl Jaspers, Delirio di gelosia, Raffaello Cortina, Milano, 2015.

Paola Benvenuti (a cura), Psicopatologia nell’arco di vita, Seid Editori, Firenze, 2007.

Giorgio Nardone, Correggimi se sbaglio, Ponte delle Grazie, Milano, 2005.

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