Cyberstalking: la persecuzione nell’era digitale

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David Scaramozzino, Psicologo clinico e Psicoterapeuta Strategico davidscaramozzino@gmail.com

Erika Ranalli, Psicologo Clinico  ranalli.erika@gmail.com

Con il termine Cyberstalking si intende l’uso di dispositivi informatici di comunicazione come internet, posta elettronica al fine di molestare una persona. Di carattere persecutorio-ossessivo, il cyberstalking si rifà a modelli comportamentali soggiacenti lo stalking, include comportamenti fastidiosi, insidiosi e minacciosi che un individuo mette in atto a discapito dell’altro. 

La molestia non solo trova terreno fertile nell’ambiente familiare e lavorativo ma ad oggi, grazie all’uso continuo e prolungato della rete telematica, si è estesa anche nel mondo “cyber”. 

In Gran Bretagna come in Australia e U.S.A l’aumento di questa forma di violenza ha fatto nascere diverse associazioni no profit a sostegno delle vittime di cyberstalking; ad esempio  Cyberangels o il Working on Halt Online Abuse che offrono proprio servizi di aiuto e studiano l’evoluzione del fenomeno. 

Differenze si riscontrano tra stalking e cyberstalking nella modalità di azione: se al primo corrisponde una modalità assillante, intrusiva di approccio, con il desiderio di entrare in contatto, in vicinanza con una particolare persona (appostamenti sotto casa, telefonate ripetute), nel secondo caso si presenteranno azioni come spamming ossia l’invio continuo e senza consenso di email dal contenuto offensivo, trojan horses ossia l’intrusione nel sistema informatico della vittima di programmi volti a prendere il controllo o a danneggiarlo, in quest’ultimo caso parliamo di virus; ancora si riscontrano false impersonificazioni della persona che si vuole danneggiare nelle chat, newsletters. 

La molestia assume così nel mondo virtuale la stessa importanza e criticità che ha nel mondo reale. Inoltre la comunicazione elettronica sembrerebbe favorire l’insorgere del cyberstalking proprio perché abbatte le barriere, non solo territoriali – la molestia può attraversare il paese – ma anche fisiche: il cyberstalker non ha bisogno, a differenza dello stalker, di avere una vicinanza fisica con la vittima, non ha bisogno quindi di un “confronto psicologico” con quest’ultima.

Il cyberstalking rappresenta quindi una nuova devianza comportamentale ma per meglio comprenderla dobbiamo fare un passo indietro per meglio capire da cosa si origina: dallo stalking. 

Cupach e Spitzberg (2004) hanno tentato di dare una definizione di stalking come una relazione patologica in cui un individuo (lo stalker) mette in atto un comportamento assillante, intrusivo ed indesiderato di approccio, intimidazione, controllo, verso una persona nella quale si genera una condizione di paura tale da comprometterne la salute psichica, fisica e sociale. 

Le teorie dell’attaccamento identificano in un attaccamento insicuro, con particolare ansia relativa alle relazioni, un’alta possibilità di rischio di sviluppare una ricerca ossessiva della relazione. 

Il cyberstalking si differenzia dall’offline stalking in cinque componenti cruciali: 

  1. I Cyberstalkers usano Internet per molestare istantaneamente la loro vittima: siti web, email, chat rooms, messaggi anonimi, permettono una comunicazione ed intimidazioni rapide ed istantanee. Ad esempio l’offline stalker ricorre a frequenti telefonate, il che implica un’azione ed un tempo per eseguirla. Da questo comportamento è facile passare ad una modalità online che implica una sola azione: lo stalker può creare una serie di messaggi email che il computer automaticamente invierà alla vittima causando così una email bomb ( Bocij 2004)
  2. I Cyberstalkers possono essere lontani psicologicamente dalla vittima: e lo fanno, non solo con la distanza fisica ( il cyberstalking può essere compiuto ovunque uno si trovi) ma è una forma economica e facile di avere un contatto con la vittima ovunque il molestatore si trovi; inoltre l’incertezza della localizzazione del cyberstalker lascia la vittima in un continuo stato di panico ( Louse E. 2001).
  3. I Cyberstalkers possono rimanere quasi anonimi: c’è una percezione comune erronea sul fatto che il cyberstalking sia meno pericoloso dello stalking poiché implica contatto fisico. Mentre lo stalker può e decide di non “confrontarsi” con la vittima, l’anonimato di internet permette all’individuo di minacciare e molestare tramite le comunicazioni elettroniche: l’ambiente del cyberspazio permette all’individuo di superare le inibizioni personali. Il carattere di anonimato fa sì che il molestatore superi qualsiasi “dubbio” sulla sua condotta, perpetuandola così. L’anonimato rende difficile identificare, localizzare e anche arrestare i cyberstalkers che a loro volta usano la tecnologia per eliminare e cancellare le loro tracce. 
  4. Cyberstalkers possono facilmente impersonificare la vittima: può facilmente prendere l’identità della sua vittima pretendendo di “esserlo” a scopo principalmente diffamatorio. I cyberstalker possono creare un vero e proprio disagio sociale nell’ambiente virtuale e non della vittima: quest’ultima può essere bannata dalle chat room e accusata di condotte improprie.
  5. Cyberstalkers possono incoraggiare terze persone alla molestia: incoraggiano “innocenti” a molestare per conto loro. Ad esempio in California, un cinquantenne usò internet per sollecitare uno stupro ad una ragazza ventottenne la quale aveva rifiutato le sue avance (Bill W. 2000). L’uomo si spacciò per la ragazza in diverse chat room lasciando l’indirizzo e numero di telefono, scrivendo messaggi sul suo desiderio di essere stuprata. Quello che successe fu che alla porta della ragazza si presentarono diversi uomini con l’intento di stuprarla.

La condotta mentale del cyberstalker quindi è proprio quella di indurre uno stato di paura nell’altro che possa poi sfociare o in un danno fisico o causare seri disordini emotivi. 

A tal proposito Paul Bocij (2003) condusse uno studio sulle vittime di cyberstalking: un questionario via web venne sottoposto ad un gruppo di “rispondenti” poiché il questionario si basava sul rispondere ad una serie crescente di domande e che, a loro volta, dovevano coinvolgere altre persone, dando inizio così ad un “cerchio”, fino ad arrivare alla creazione del gruppo di 169 persone. Il risultato dello studio confermò che circa un terzo dei soggetti si sentiva vittima di cyberstalking; venne chiesto inoltre su una scala da 1-10 a quanto corrispondeva il livello di angoscia e quasi un quarto di essi rispose 10. 

Lo stalking genera nella vittima preoccupazione costante e insicurezza che si riflette negativamente sulla vita sociale e lavorativa. Se la persecuzione è intensa e duratura la paura degenera in veri e propri stati d’ansia, angoscia, senso d’impotenza, rabbia, flashback, fino anche ad aggravarsi in un vero e proprio Disturbo Post-traumatico da Stress.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente psicopatologico, un altro studio interessante (Storey E.J, 2009) ha rivelato come la psicopatia nota anche come disturbo antisociale di personalità sia associata come un importante fattore di rischio per i crimini violenti: essi hanno maggiori possibilità di sviluppare comportamenti persecutori, uso di minacce, strumentalità, desiderio di controllo. Tuttavia è stato ipotizzato che la psicopatia non necessariamente sia una condizione sufficiente per spiegare le molestie, anche se i fattori di rischio di stalking sono proprio quei fattori associati ad esperienza affettive carenti. Nonostante ciò, i risultati della ricerca suggeriscono che tratti psicopatici sono associati più ad espressioni di coraggio e freddezza nella relazione che intesi come sforzo per mantenere il legame. 

Il nostro codice penale solo nel 2009 introduce il reato di Stalking tra gli atti persecutori con la pena di reclusione dai 6 mesi ai 4 anni. La Cassazione ha confermato nel 2010 la condanna al carcere fino a 4 anni per chiunque infastidisca o minacci una persona anche attraverso il web. mail ossessive, video e messaggi personali lanciati attraverso i Social Network non sono meno pericolosi di telefonate assillanti e appostamenti sotto casa. Ad esempio una sentenza del 24.06.2011 nella V sezione penale, la cassazione ha ribadito la rilevanza del reato di stalking confermando il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. 

Inoltre il persecutore si era reso responsabile di continui messaggi e minacce via web. Secondo la Suprema Corte i messaggi inviati tramite i social network avrebbero integrato il reato di stalking, reso attendibile dai numerosi certificati medici secondo cui la vittima lamentava una forte ansia ed angoscia nell’uscire di casa.

Il cyberstalking è una minaccia reale. Dai dati raccolti dalla Associazione “Working on Halting On line Abuse” risulta che nel corso del 2002 siano stati segnalati al sito Internet dell’Associazione dai cinquanta ai cento casi alla settimana. 

Internet ogni giorno diviene strumento di lavoro, svago, studio; diviene luogo di incontro per la nascita di relazioni, si scambiano le idee e si commettono reati.  

In Italia è più che mai necessaria una rielaborazione del reato di molestia e disturbo alle persone proprio per garantire tutela sulle condotte attuate con mezzi come la posta elettronica, social network e instant messenger. 

Si rileva una profonda arretratezza delle norme e sulla chiarificazione in ambito giuridico di questa nuova molestia poiché, allo stato attuale, non esiste un reato specifico teso a contrastare e  prevenire tale fenomeno, più facilmente associato all’ingiuria, alla diffamazione, alla violazione informatica che non alla molestia vera e propria per la quale permangono legalmente delle condizioni ben precise e decisamente superate come l’esecuzione in un “luogo pubblico o aperto al pubblico o con il mezzo del telefono” (ex art. 660 c.p).

Bibliografia

  • Bocij P. (2003), “ Victims of cyberstalking: an exploratory study of harassment perpetrated via the internet”. First monday journal on the internet. Vol. 8, num. 10 
  • Bocij P. (2004), “Cyberstalking: harassment in the internet age and how to protect your family”; Greenwood Publishing Gropu, U.S.A 
  • Cupach W.R; Spitzberg B.H (2004), “ Attrazione, ossessione e stalking”. Ed. it. A cura di Caretti V., CapraroG. Astrolabio, Roma 2011
  • Goodno N.H (2007), “ Cyberstalking, a new crime: evaluating the effectiveness of current state and federal laws” in << Missouri Law Review>>, Vol. 72, Iss. I, Art.7
  • Louse E. (2011) “ Cyberstalking: tackling harassment on the internet, in << Crime and the internet >>
  • Storey E. J et all. (2009), “Psychopathy and Stalking” in Law Hum Behav 33:237–246
  • Wallace B. (2000), “ Stalkers find a new tool – the internet email is increasingly used to threaten and harass, authorities say”; San Francisco.

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